Nonostante la tregua in atto tra Cremlino ed Ucraina gli Stati Uniti e la UE impongono pesantissime sanzioni a Putin. Questa volta sono stati colpiti gli interessi di tutti i più stretti collaboratori del premier russo che oltre ad essere gli oligarchi che gestiscono quasi tutte le risorse del paese hanno anche incarichi politici di peso. L’economia russa si fonda infatti su di una metodologia post capitalista in cui i politici sono anche imprenditori e manager, sovrapponendo i propri interessi a quelli del partito, gestendo in questo modo con maggiore velocità, le scelte strategiche senza alcuna opposizione sia interna che esterna, in buona sostanza una sorta di monarchia economica.
Gli USA hanno colpito con le sanzioni il settore energetico russo limitando significativamente l’export sovietico, in particolare il Gruppo Gazprom maggiore esportatore di gas all’Europa ha subito un danno enorme.
L’EU invece ha indirizzato le sanzioni in campo finanziario limitando ai gruppi energetici di accedere al mercato dei capitali, le società interessate sono Sherbank, Rosneft, Transneft e Gaspromneft. E’ chiaro che la tattica USA – Ue tende a far arrivare rapidamente Putin ad un accordo che eviti in futuro ingerenze russe in Ucraina senza rinunciare all’adesione del paese alla Comunità Europea. Da parte sua Putin non accetterà passivamente le circostanze descritte opponendosi con fermezza ad avere ai sui confini Nato USA UE. L’ accordo va quindi cercato in altri termini probabilmente con un territorio ad influenza russa concordemente accettato al confine dell’ex Unione Sovietica.
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