Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato un piano per prendere il controllo di Gaza City, registrando così un’ulteriore escalation dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. La decisione, di questa mattina venerdì 8 agosto durante un incontro-maratona, è stata presa dopo che il primo ministro israeliano ha dichiarato che Israele intende assumere il pieno controllo di Gaza al fine di consegnarla a forze arabe amiche e contrarie ad Hamas, che è l’acronimo arabo di movimento di resistenza islamica, chi siano esattamente questi paesi coinvolti non è dato sapere forse Qatar, Arabia Saudita, Giordania ? I media israeliani hanno riferito che Netanyahu sperava di ottenere l’approvazione per il controllo totale di Gaza durante la riunione del gabinetto di sicurezza. Il piano avrebbe comportato l’invio di truppe di terra nelle poche aree della Striscia che non sono state completamente distrutte. ll leader dell’opposizione in Israele Yair Lapid afferma che il piano del gabinetto di sicurezza di prendere il controllo di Gaza City è “un disastro” che “porterà a molti altri disastri”. Yair Lapid afferma inoltre che la presa di Gaza City porterà alla morte degli ostaggi rimasti e all’uccisione di molti soldati israeliani. Non solo il piano è “in totale contrasto con l’opinione dei vertici militari e della sicurezza”. Accusa anche Netanyahu di cedere alle pressioni dei ministri di estrema destra del governo per la sicurezza, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. “Questo è esattamente ciò che Hamas voleva: che Israele rimanesse bloccato sul campo senza un obiettivo, senza definire la visione del ‘giorno dopo’, in un’occupazione inutile di cui nessuno capisce dove stia andando”, ha aggiunto. II Gabinetto di sicurezza ha inoltre adottato cinque principi per porre fine alla guerra, ovvero il disarmo di Hamas, la restituzione di tutti gli ostaggi, sia vivi che morti, la smilitarizzazione della Striscia di Gaza, il mantenimento del controllo di sicurezza sulla Striscia di Gaza da parte di Israele e l’esistenza di un governo civile non controllato né da Hamas né dall’Autorità Nazionale Palestinese. La decisione di Israele di espandere il proprio esercito sfida l’ordinanza della Corte internazionale di giustizia del 2024 che impone di adottare “tutte le misure” per impedire il genocidio a Gaza. “Il piano del governo israeliano è in contrasto con la sentenza della Corte internazionale di giustizia secondo cui Israele deve porre fine alla sua occupazione il prima possibile, con la realizzazione della soluzione concordata dei due Stati e con il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione”, ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk. La scadenza per la prima fase dell’operazione, che comprende l’evacuazione della città di Gaza nonchè l’espansione della distribuzione degli aiuti, è il 7 ottobre. Il 7 ottobre 2025 è il secondo anniversario dell’attacco guidato da Hamas che ha innescato la guerra di Israele a Gaza. La data è stata scelta intenzionalmente per il suo significato simbolico.
Il capo dell’esercito israeliano Eyal Zamir ha avvertito il governo del pericolo di un peggioramento della crisi umanitaria a Gaza, del pericolo per gli ostaggi e delle implicazioni internazionali del piano. Prima della riunione di governo, a Netanyahu è stato chiesto se Israele intende assumere il controllo militare di tutta Gaza. “Intendiamo farlo”, ha risposto Netanyahu a Fox News. Ha anche affermato che Israele mira a “rimuovere Hamas” da Gaza, prima di consegnare il territorio a “un governo civile che non sia Hamas, e soprattutto non a chiunque promuova la distruzione di Israele”. L’Australia ha esortato Israele a “non intraprendere questa strada”, affermando che ciò “non farebbe che peggiorare la catastrofe umanitaria a Gaza”. Il ministro degli Esteri australiano Penny Wong, ha affermato che lo sfollamento forzato permanente costituisce una violazione del diritto internazionale e che l’Australia continua a chiedere un cessate il fuoco. Israele si ritirò dalla Striscia di Gaza nel 2005, in base a un piano dell’allora Primo Ministro israeliano Ariel Sharon , che citò, tra le altre ragioni, enormi preoccupazioni per la sicurezza. Sharon difese il suo piano come l’unico modo per garantire il futuro di Israele, affermando nel 2004: “Questo è un momento fatidico per Israele”. Gli insediamenti furono smantellati e i coloni israeliani evacuati. Le Forze di Difesa Israeliane completarono il ritiro alle 7 del mattino del 12 settembre 2005, in quella che fu chiamata “Operazione Ultima Guardia”. Israele occupò la Striscia di Gaza durante la guerra arabo-israeliana del 1967, nota anche come Guerra dei Sei Giorni, e con il ritiro del 2005 fu la prima volta che Israele si ritirò da un territorio occupato.

