RIVIERA IDEA

I negoziatori di Israele e Hamas si trovano a Sharm El-Sheikh, in Egitto, per i colloqui sulla fine della guerra tra Israele e Gaza. E’ il momento più vicino a un accordo da quando è iniziata la guerra, due anni fa. Il piano di pace in 20 punti di Donald Trump, accettato da Israele e in parte anche da Hamas, è una struttura di poche pagine: Gaza sarà una zona deradicalizzata e libera dal terrorismo che non rappresenterà una minaccia per i suoi vicini. Gaza sarà riqualificata a beneficio della popolazione di Gaza. Il piano di Trump prevede che entro 72 ore dalla conclusione dell’accordo tutti gli ostaggi rimanenti vengano rilasciati. Si stima che a Gaza rimangano 48 ostaggi israeliani, 20 dei quali si ritiene siano ancora vivi. Una volta rilasciati tutti gli ostaggi, Israele rilascerà 250 ergastolani e 1.700 gazawi detenuti dopo il 7 ottobre 2023. Una volta restituiti tutti gli ostaggi, i membri di Hamas che si impegnano a una coesistenza pacifica e a smantellare le proprie armi otterranno l’amnistia. Ai membri di Hamas che desiderano lasciare Gaza verrà garantito un passaggio sicuro verso i paesi di accoglienza. Una volta accettato il presente accordo, tutti gli aiuti saranno immediatamente inviati nella Striscia di Gaza. Gaza sarà governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle amministrazioni comunali per la popolazione di Gaza. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, il “Board of Peace”, che sarà presieduto dal Presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato che saranno annunciati, tra cui l’ex Primo Ministro Tony Blair. Questo organismo definirà il quadro e gestirà i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza fino a quando l’Autorità Nazionale Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, dopodichè Il governo della Striscia passerebbe all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Il piano stabilisce anche che Hamas non avrà alcun ruolo futuro a Gaza, Hamas e altre fazioni concordano di non avere alcun ruolo nella governance di Gaza, direttamente, indirettamente o in qualsiasi altra forma.

Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza e coloro che lo desiderano saranno liberi di farlo e di tornare. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, compresi i tunnel e gli impianti di produzione di armi, saranno distrutti e non ricostruiti. Si avvierà un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti. Israele non occuperà né annetterà Gaza. Gli Stati Uniti collaboreranno con i partner arabi e internazionali per sviluppare una Forza di Stabilizzazione Internazionale (ISF) temporanea da dispiegare immediatamente a Gaza. L’ISF addestrerà e fornirà supporto alle forze di polizia palestinesi selezionate a Gaza e si consulterà con Giordania ed Egitto, che vantano una vasta esperienza in questo campo. Un punto chiave del piano di Trump richiede il disarmo del gruppo. Ma Hamas si è rifiutata di deporre le armi, affermando che lo avrebbe fatto solo una volta creato uno Stato palestinese. Sebbene Netanyahu abbia accettato tutti i 20 punti del piano di Trump, sembrerebbe non accettare il coinvolgimento dell’Autorità Palestinese, insistendo sul fatto che non deve avere alcun ruolo nel governo del territorio. Questo è uno dei tanti punti del piano che saranno sgraditi agli estremisti ultranazionalisti della coalizione di governo di Netanyahu, molti dei quali vogliono mantenere il controllo di Gaza e ricostruire gli insediamenti ebraici. Nella sua risposta, Hamas ha affermato di aspettarsi un ruolo futuro a Gaza come parte di “un movimento palestinese unificato”. Sebbene la formulazione sia vaga, ciò sarà probabilmente inaccettabile sia per Trump che per gli israeliani. All’inizio di quest’anno, Netanyahu e Trump avevano sostenuto la trasformazione di Gaza in una “riviera”, il che avrebbe comportato lo sfollamento forzato dei palestinesi dalla Striscia. Questo ultimo piano è significativamente diverso e potrebbe rivelarsi una botta amara per i sostenitori della linea dura che avevano dato il loro pieno appoggio all’idea della “riviera”.