Il capo della politica estera dell’Unione Europea Federica Mogherini sta valutando l’ipotesi di chiedere all’Unione Europea di prendere in considerazione l’invio di soldati in Libia per permettere la formazione di un governo di unità nazionale, ma il piano è per ora accolto con grande scetticismo da parte dei singoli governi dell’UE molto preoccupati per i rischi che esso comporta.
Sarà proprio la prossima riunione dei ministri degli esteri dell’UE che si terrà a Bruxelles questa settimana che potrà attribuire o meno alla Mogherini la facoltà di elaborare proposte per una possibile missione in Libia.
La Libia è precipitata in un caos inimmaginabile insieme a due governi rivali e fazioni armate in lotta sia per il potere che per il petrolio.
L’intenzione della Mogherini è quella di giungere ad un cessate il fuoco al fine di proteggere aeroporti e infrastrutture.
A distanza di quattro anni dalla fine di Gheddafi la Libia è è il palcoscenico di una esplosione di violenza senza limiti capeggiata da Al Qaeda e dallo Stato islamico (ISIS).
La Libia necessita di una strategia a lungo termine per contrastare una minaccia terroristica che è poco definire allarmante oltre all’immigrazione clandestina verso l’Europa; tutto il sistema è a rischio di collasso totale.
Forse è giunta l’ora di inviare al più presto consulenti ed intelligence per sostenere la polizia e gli sforzi dell’esercito per combattere l’ISIS, ma la linea che oggi prevale è quella che non deve esistere una soluzione militare per la Libia ma solo politica dimenticando l’insegnamento di Clausewitz che i mezzi militari sono essi stessi politica.
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