Secondo analisti e diplomatici il tentativo dell’Arabia Saudita di “contenere” gli Houthi in Yemen, pur puntando con decisione sulla crescita economica interna, sta fallendo, rappresentando una delle prove più difficili per il principe ereditario Mohammed bin Salman da quando è salito al potere. Dieci anni fa, il principe ereditario guidò il regno in una guerra volta a estromettere gli Houthi dal potere. Il conflitto si trasformò in un pantano per l’Arabia Saudita, prosciugandone le risorse e scatenando diffuse reazioni negative a causa della devastante campagna di bombardamenti. Alla fine, l’Arabia Saudita limitò le perdite e mantenne una tregua precaria con gli Houthi a partire dal 2022. “Questo è il crollo della strategia di contenimento dell’Arabia Saudita”, ha dichiarato Rob Geist Pinfold, esperto di sicurezza internazionale del King’s College di Londra. Il conflitto è riesploso dopo che l’Arabia Saudita ha bombardato l’aeroporto di Sana’a a luglio per impedire l’atterraggio di un aereo con a bordo funzionari Houthi. Di conseguenza, gli Houthi hanno dichiarato un blocco navale contro le navi saudite e il mese scorso hanno lanciato un’offensiva fulminea lungo la costa del Mar Rosso. Gli esperti affermano che l’Arabia Saudita ora ha molto da perdere da un’eventuale escalation del conflitto, poichè gli Houthi sono diventati avversari sempre più sofisticati. Solo nell’ultima settimana, gli Houthi hanno colpito l’aeroporto internazionale di Riyadh per tre giorni consecutivi. Un attacco che ha ucciso almeno 13 persone e ne ha ferite 300. La capacità del gruppo di colpire obiettivi è stata nuovamente evidenziata quando hanno colpito la sede centrale del colosso petrolifero statale saudita Aramco, nella città orientale di Dhahran. “È davvero impressionante, che gli Houthi possano colpire a piacimento queste infrastrutture di fondamentale importanza in Arabia Saudita e che i sauditi non siano in grado di difenderle”, ha dichiarato Gregory Gause, esperto del Golfo presso il Middle East Institute. Gli attacchi hanno quindi indotto alcuni a mettere in dubbio le capacità militari dell’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita è uno dei principali acquirenti di armamenti americani, inclusi i sistemi di difesa aerea Patriot e THAAD. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, il regno Saudita spende il 6,5% del suo PIL in equipaggiamento militare, una delle percentuali più alte al mondo. Dopo il 7 ottobre 2023, gli Houthi hanno affinato le loro capacità di individuazione degli obiettivi, attaccando navi nel Mar Rosso in quella che hanno definito una dimostrazione di solidarietà con i palestinesi assediati a Gaza. Un cessate il fuoco di quattro anni ha permesso al gruppo di consolidare la propria presenza nelle aspre montagne del nord-ovest dello Yemen. Sembrerebbe inoltre che hanno ricevuto un maggior supporto dall’Iran e persino dalla Russia. Gli Stati Uniti, il più stretto alleato dell’Arabia Saudita, finora si sono rifiutati di intervenire pubblicamente nel conflitto, pur avendo inviato supporto difensivo e informazioni di intelligence. L’unica strada percorribile per i sauditi in questo momento è spingere gli Stati Uniti a porre fine al conflitto con l’Iran. L’unico modo per tenere a bada gli Houthi è che gli iraniani glielo impongano. Ciò può avvenire solo attraverso un accordo politico tra Stati Uniti e Iran.
WHO WILL STOP THE HOUTHIS?

