WAR FOREVER

L’accordo trilaterale tra Stati Uniti, Israele e Libano rischia di consolidare una situazione di stallo anziché risolvere il conflitto di fondo tra Israele e Hezbollah, vincolando il ritiro israeliano dal Libano meridionale al disarmo del gruppo filo-iraniano, una condizione che analisti e politici regionali ritengono irraggiungibile. Alla base di tutto c’è un compromesso che pochi considerano realizzabile: Hezbollah ha categoricamente respinto il disarmo e nessun governo libanese ha il potere di imporlo. Il Libano, è uno stato fragile diviso da divisioni settarie non in grado di affrontare la fazione armata più potente del paese. “Questo accordo ha scaricato tutto il peso sul Libano”, ha affermato Michael Young, analista con sede a Beirut, aggiungendo che “crea una struttura che consente agli israeliani di rimanere (nel Libano meridionale) a tempo indeterminato”. Fawaz Gerges, studioso libanese presso la London School of Economics and Political Science, ha affermato che l’accordo è “nato morto” ed è strutturalmente viziato, basandosi su una condizione impossibile da soddisfare nella pratica. Gerges ha affermato che Israele ha già consolidato una zona cuscinetto nel Libano meridionale, profonda circa otto-dieci chilometri, subordinando qualsiasi futuro ritiro al disarmo di Hezbollah. Secondo Gerges, i termini dell’accordo rischiano di rendere la zona cuscinetto permanente e di conferirle legittimità diplomatica, definendola un “regalo” politico a Israele. L’accordo quadro firmato a Washington ribadisce che Israele non ha alcuna rivendicazione sul territorio libanese e attribuisce all’esercito libanese l’autorità nel sud del Paese, subordinatamente al disarmo verificato dei gruppi armati non statali, tra cui Hezbollah. Netanyahu descrive l’accordo come un risultato storico che potrebbe portare a una pace più ampia, mentre le truppe israeliane rimangono schierate nella cosiddetta zona di sicurezza, che Israele afferma essere stata creata per proteggere il nord del Paese da potenziali attacchi. Continueremo a mantenere il controllo del territorio (nella zona di sicurezza) finché Hezbollah e le altre organizzazioni terroristiche non saranno disarmate e finché non ci sarà più alcuna minaccia per Israele proveniente dal Libano”, ha dichiarato Netanyahu. Il presidente libanese Joseph Aoun ha accolto con favore l’accordo, definendolo un primo passo verso il ripristino della sovranità del Libano e affermando che dovrebbe consentire al popolo libanese di tornare nelle terre pienamente liberate. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha dichiarato l’accordo “nullo e non valido” e una “resa”, affermando che il suo gruppo continuerà a combattere finché Israele non sarà costretto a ritirarsi. Danny Citrinowicz, analista regionale ed ex ufficiale dell’intelligence militare israeliana, ha affermato che lo smantellamento di Hezbollah è “qualcosa che non accadrà mai” e che l’accordo di fatto legittima una presenza militare israeliana a tempo indeterminato. “Non succederà nulla. Israele non si ritirerà e Hezbollah non si smantellerà”, ha affermato. Anche l’analista filo-Hezbollah Mohammed Obeid ha affermato che è improbabile che l’accordo venga attuato, aggiungendo che le sue disposizioni sono “come esplosivi”, capaci di far saltare in aria la stabilità interna del Libano, poiché dipendono da un’azione statale per disarmare Hezbollah.