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31-01-2024

INSIDER REBELS

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Gli Stati Uniti dicono che bisogna tenere sotto osservazione la Corea del Nord per individuare eventuali segnali di un’azione militare, infatti Il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, potrebbe intraprendere una qualche forma di azione militare contro la Corea del Sud nei prossimi mesi, dopo aver trasformato la sua politica d’attesa, in una politica di aperta ostilità. La Corea del Nord possiede diverse armi nucleari e sta perfezionando i missili progettati per lanciarle. La sfida della Corea del Nord è, come avrebbe detto il presidente Obama all’allora presidente eletto Donald Trump, la sfida alla sicurezza più pericolosa e difficile che dovrà affrontare.

I funzionari statunitensi hanno valutato che le recenti dichiarazioni di Kim sono state più aggressive di quelle precedenti e dovrebbero essere prese sul serio, ma le agenzie statunitensi non hanno rilevato segnali concreti che la Corea del Nord si stia preparando per il combattimento o per una grande guerra. Mercoledì 24 gennaio, il Nord ha lanciato diversi missili da crociera in mare dalla sua costa occidentale. Il 14 gennaio, il governo di Kim ha dichiarato di aver testato un missile a raggio intermedio a combustibile solido con una testata ipersonica. E il 5 gennaio, i suoi militari hanno bombardato le acque vicino alle isole sudcoreane. Kim ha anche abbandonato l’obiettivo ufficiale di lunga data di una riunificazione pacifica con la Corea del Sud. Molti concordano sul fatto che le crescenti spacconate di Kim non possono essere ignorate e che il suo regime è diventato più pericoloso. Gli osservatori più attenti di Kim Jong Un sono abituati alle sue minacce nucleari, ma alcuni sostengono che gli ultimi messaggi di Pyongyang siano di natura diversa. Kim ha tracciato un nuovo percorso durante la sessione dell'Assemblea popolare suprema del 15 gennaio sei giorni dopo la sua dichiarazione di Capodanno secondo cui è un fatto compiuto che una guerra può scoppiare in qualsiasi momento. Nel 2010, il Nord colpì l’isola di Yeonpyeong uccidendo quattro soldati sudcoreani, facendo letteralmente infuriare il Sud. Una provocazione simile potrebbe essere fatta ancora una volta per testare i limiti della Corea del Sud, oltre a testare la pazienza del presidente sud coreano Yoon Suk Yeol, un leader definito a volte provocatorio e aggressivo che ha promesso di rispondere a un attacco nordcoreano con una punizione “molte volte più severa”. Il regime di Kim continua a soffrire di sanzioni economiche e il 2024 sarà un anno elettorale per il suo nemico, il voto presidenziale negli Stati Uniti, Kim Jong Un infatti potrebbe essere in attesa che l’ex presidente degli Stati Uniti Trump ritorni alla Casa Bianca, dove spera, potrebbe scegliere di indebolire l’alleanza con la Corea del Sud. Al contrario la più stretta amicizia della Corea del Nord con la Russia e il continuo sostegno economico da parte della Cina nell’ultimo anno potrebbero aver rafforzato la sua audacia. Gran parte di ciò a cui stiamo assistendo è il risultato di una più ampia fiducia della Corea del Nord nelle proprie capacità e nella propria posizione geopolitica, dato il sostegno russo e, in misura minore, cinese, alcuni invece sostengono che il comportamento di Kim Jong Un sia tutto finalizzato a stabilizzare il proprio regime. I nordcoreani sono infatti sempre più consapevoli dei fallimenti del loro Paese comunista rispetto al Sud. Ci sono senza dubbio problemi e perfino crisi nel mondo che si risolvono da sole. La questione nucleare nordcoreana non è una di queste. Il crescente numero di test negli ultimi anni, comprese due esplosioni nucleari nel solo 2016, suggerisce che la Corea del Nord ha fatto dello sviluppo, del dispiegamento e della capacità di fornire armi nucleari un’aspirazione nazionale. Con l’accelerazione del suo programma di missili balistici intercontinentali, ha chiarito che cerca la capacità di colpire obiettivi lontani dalla penisola coreana, vale a dire gli Stati Uniti continentali. Eppure, dopo decenni passati così, la tentazione di non fare nulla è forte. Dopotutto, il Pakistan ha sviluppato e testato armi nucleari con scarsa reazione internazionale. Lo stesso ha fatto l’India. E Israele. Perché la Corea del Nord non può fare lo stesso? La risposta sta nell’essenza dello Stato nordcoreano. La Corea del Nord ha poco interesse a far parte della comunità internazionale, ad avere alleati o alla sicurezza collettiva. Il commercio è ridotto a una serie di transazioni contrattuali e si fa beffe degli standard di comportamento internazionali. La Corea del Sud e il Giappone sono protetti dalle loro alleanze con gli Stati Uniti e dal loro ombrello nucleare, ma per quanto tempo durerà questa situazione? Se la Corea del Nord invadesse (di nuovo) la Corea del Sud, gli Stati Uniti interverrebbero in sua difesa se la Corea del Nord potesse minacciare gli Stati Uniti con un attacco nucleare? Il popolo sudcoreano crederebbe in una sicura risposta degli Stati Uniti? Eventuali opzioni preventive, quelle progettate per rovesciare il regime, soffrono di una serie di fattori imponderabili. Se Kim venisse ucciso, il regime si disgregherebbe o si stringerebbe attorno alla famiglia? I war games suggeriscono che ne deriverebbe un pericoloso miscuglio di violenza, e una corsa per il controllo delle armi nucleari. Allo stato attuale, né la diplomazia né le sanzioni sembrano in grado di far deragliare il programma nucleare del Nord. Quindi il cambiamento di regime appare sempre più attraente. Ma è meglio che venga dall’interno.

Mario Neri

Law degree, postgratuated master degree in Criminology. 

International law expert and programs relating to the peacekeeping in crisis areas.

Reserve Officer of the Italian Army "Folgore". Intelligence analyst.

 

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