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L'emiro del Qatar, lo sceicco Tamim Bin Hamad Al Thani, ha invitato i leader mondiali a rimanere impegnati con i talebani in Afghanistan, sottolineando l'impegno del suo paese a contribuire alla risoluzione pacifica dei conflitti. Durante la 76a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, l'Emiro ha sottolineato l'importanza del continuo sostegno della comunità internazionale al popolo afghano, descrivendo l'attuale situazione come una fase critica, e di “separare tra aiuto umanitario e aiuto politico differenze”.

Sebbene questa posizione fosse prevista, la realtà della situazione deve essere considerata. La situazione in Afghanistan è chiaramente complessa e i rischi per la sicurezza continueranno mentre il governo ad interim continua a consolidare il suo potere, poiché ci sono alcune segnalazioni di controversie interne al governo sulla mancanza di opzioni per gestire l'attuale crisi economica. I talebani hanno negato ogni divisione tra la loro leadership.

Published in Medio Oriente

Se ci soffermiamo a riflettere sugli eventi epocali che hanno segnato il mondo negli ultimi 31 anni, ovvero dalla caduta del muro di Berlino fino all’ascesa della Cina a potenza politica, economica e militare, siamo obbligati a passare al ventaglio dell’analisi molti avvenimenti e molte specifiche situazioni, per capire cosa dobbiamo attenderci nel prossimo futuro. Va innanzitutto premesso che fino al 1989, il mondo occidentale era pervaso da un capitalismo abbastanza diffuso ma più sapiente ed illuminato nei paesi dotati di una solidissima economia.

Questa condizione era politicamente e militarmente garantita dalla NATO che doveva fronteggiare quella spropositata e per certi versi mostruosa realizzazione del Comunismo compiuta da Stalin in un paese sostanzialmente arretrato, dove anziché la ricchezza fu spartita la povertà e fu drammaticamente ignorato che Marx, nella sua opera Il Capitale, non vedeva certamente la Russia come il paese dove concretizzare il suo pensiero, ma bensì la Germania che era già in procinto di avviare la sua seconda rivoluzione industriale e dove si poteva spartire o mettere in comune una diffusa ricchezza.

Published in Europa

Ci sono molte domande su come il ritiro americano dall'Afghanistan influenzerà le dinamiche della politica globale. Mentre l'Afghanistan potrebbe non essere più un problema per gli Stati Uniti, la geografia suggerisce che sarà un problema per paesi come la Russia, compresi i suoi vecchi territori, la Cina e l'Iran. In questo contesto, è importante considerare se questi paesi accetteranno passivamente le conseguenze o saranno più proattivi per contenere l'influenza americana altrove.

Anche gli stessi Stati Uniti stanno affrontando alcune difficoltà in seguito al ritiro dall'Afghanistan, che non è stato visto positivamente dagli alleati storici tra cui UE e NATO, che speravano nel ripristino di una certa stabilità per costruire fiducia e credibilità con il cambio di presidente. In effetti, è probabile che la mossa rafforzi i paesi che adottano approcci unilaterali per garantire i propri interessi.

Published in Medio Oriente

Lo schiaffo Usa a Macron

Domenica, 19 Settembre 2021 12:08

L’ uscita degli USA dal teatro afgano ha immediatamente innescato il riposizionamento politico economico degli americani sullo scenario internazionale.

La volontà di Biden di condividere con gli alleati europei ogni tipo di scelta geopolitica futura non si è dimostrata veritiera, la vicenda dei sommergibili nucleari venduti all’ Australia e la cosiddetta intesa "Aukus" impongono tempi strettissimi di reazione per contrastare il controllo cinese del Pacifico.

Published in America

Questa settimana abbiamo visto un accordo per riprendere le spedizioni di gas naturale dall'Egitto al Libano attraverso l'Arab Gas Pipeline che si estende dall'Egitto attraverso la Giordania e la Siria fino al Libano. I ministri dell'Energia dei quattro Paesi si sono incontrati in un incontro ufficiale ad Amman per raggiungere l'accordo, che promette bene non solo per risolvere parte della grave carenza energetica del Libano, ma perché rappresenta anche un'opportunità sia per la Giordania che per la Siria. Ci sono molte domande sulla probabilità di successo di questo progetto, in particolare data la necessità di stabilità e cooperazione per la sicurezza, che richiederà anche una cooperazione più ampia e un impegno politico ufficiale.

Published in Medio Oriente

Afganistan exit strategy

Giovedì, 09 Settembre 2021 21:41

Valutando il bilancio costi benefici gli Stati Uniti avevano da tempo deciso di abbandonare l’Afganistan, le stesse origini dell’occupazione americana non erano supportate da reali necessità strategico difensive, ma più realisticamente dal bisogno del Presidente Bush di recuperare consensi e di mostrare alla comunità internazionale che l’America poteva ancora essere considerata il poliziotto del mondo in grado di esportare democrazia e diritti ovunque.

Published in Medio Oriente

Da quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden è entrato alla Casa Bianca, ci sono stati seri tentativi di rilanciare l'iniziativa di pace israelo-palestinese in fase di stallo. Non c'è dubbio che con Benjamin Netanyahu non più Primo Ministro di Israele, gli americani hanno molte più possibilità di far muovere le cose.

Nel frattempo, l'attivismo politico tra i tre protagonisti in Egitto, Giordania e Autorità Palestinese ha spinto la questione. I leader di Egitto, Giordania e Autorità Palestinese hanno persino tenuto un vertice trilaterale al Cairo per discutere i modi per rilanciare il processo di pace tra palestinesi e israeliani.

Published in Medio Oriente

La tempistica della decisione americana di ritirarsi dall’Afghanistan ha aggiunto ulteriore pressione alle sfide alla sicurezza che il mondo si aspettava dopo il Covid. Non c’è dubbio che molti gruppi terroristici si stavano riorganizzando in attesa che arrivasse il momento giusto per far leva sugli enormi problemi socio-economici e politici che molti paesi stanno affrontando, proprio a causa della pandemia. Ora, con l’Afghanistan fruibile per i gruppi terroristici come hub per nuovi piani e attacchi, è probabile che le minacce alla sicurezza globale raggiungano il picco.

A causa della sua posizione geografica, i rischi maggiori saranno probabilmente interni. I paesi vicini come Russia, Cina, Iran e Pakistan dovranno impegnarsi politicamente con i talebani ma, allo stesso tempo, non bisogna dimenticare che è presente un numero crescente di gruppi terroristici. L’Isis era già precedentemente in competizione con gli stessi talebani, ma ci sono da considerare altre pedine del gioco, come ad esempio i piani ambiziosi di una nuova generazione di giovani combattenti di Al-Qaeda.

Published in Medio Oriente

I recenti avvenimenti accaduti nel sud della Siria, in particolare nella città di Daraa, hanno causato il rallentamento della piena riapertura del confine con la Giordania, concordata di recente. L’intensificarsi del conflitto e il ritardo nell’apertura di questa importante rotta commerciale potrebbero avere impatti più ampi se non si troveranno al più presto soluzioni valide ed efficaci.

Si prevede che il governo siriano voglia consolidare la sua posizione sulla provincia meridionale, che è strategica, con un occhio a un’ulteriore normalizzazione; poiché sarà difficile riaprire completamente i confini in assenza della piena sovranità statale su questa regione. Quindi, strategicamente l’assalto a Daraa ha senso, in particolare dopo il crollo del piano di riconciliazione di Damasco per la città.

Published in Medio Oriente

Beirut, un anno dopo

Mercoledì, 04 Agosto 2021 20:16

È passato un anno dall’esplosione che ha distrutto buona parte del porto della città di Beirut, e che ha messo in ginocchio l’economia del già fragile paese medio orientale. Vediamo ora quale è la situazione nel paese dei Cedri, nell’anniversario di questo tragico evento.

Immediatamente dopo l’esplosione sembrava che il Libano fosse tornato ad essere una delle priorità nelle agende delle cancellerie e dei ministeri di mezzo mondo. Con la visita di Macron nella capitale libanese si era sentita tangibile la possibilità di una rapida ripresa. Non solo dal punto di vista economico ma anche sociale, politica e istituzionale.

Published in Medio Oriente
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