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01-07-2016

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L’attentato dei giorni scorsi nell’aeroporto di Istanbul deve essere inquadrato in un decisa strategia della tensione messa in atto da forze interne al governo turco.

Non dobbiamo pensare che l’azione sia stata autoprodotta ,ma certamente le autorità hanno inspiegabilmente abbassato le difese proprio in un aeroporto che sappiamo essere obiettivo primario in questo momento.

I servizi di sicurezza avevano  preventivamente segnalato   un ipotesi di attacco in aeroporto come si può sottovalutare una simile informazione.

Oggi, ogni aeroporto rappresenta il primo obiettivo sensibile da difendere con modalità non ordinaria.

Erdogan ed i suoi oppositori interni al suo stesso partito vogliono spingere il paese verso una deriva antidemocratica per poi regolare i conti al loro interno, ma per far questo hanno bisogno di tensione ed attacchi continui che giustifichino risposte dure, alleanze strane, nuovi e vecchi accordi da ripristinare.

Sarebbe molto interessante conoscere nei dettagli le armi che sono state usate dai terroristi, se ad esempio gli AK 47 usati  nell’attacco ed il loro munizionamento sono di fabbricazione romena, potrebbero far parte di un lotto recentemente triangolato sul territorio turco, cosi come l’esplosivo utilizzato se proveniente dall’ex Jugoslavia proverebbe in via esclusiva che la logistica dell’operazione è interna.

Forti dubbi vengono, infatti, sollevati sulle attività  preventiva  della polizia turca.

Negli aeroporti di tutto il mondo i protocolli di difesa si sono uniformati e prevedono tempi di reazione bassissimi verso una minaccia, parliamo di 40 secondi per neutralizzare la sorgente del fuoco.

Così non è avvenuto ad Istanbul , nonostante dall’inizio dell’anno gli attentati con vittime sul territorio turco sono stati numerosi e la modalità difensiva e di prevenzione sia teoricamente al massimo livello operativo e cioè “attacco in corso” .

Infine occorre valutare la scarsissima azione preventiva della Polizia turca nel perimetro aeroportuale che normalmente viene filtrato con personale di sicurezza in borghese e da personale in divisa con cani anti esplosivo.

Le versioni ufficiali che descrivono l’attacco sono state fino ad ora lacunose e contraddittorie, non sono stati resi disponibili i filmati dello scontro a fuoco neppure alle agenzie di intelligence amiche nonostante nella zona interessata insistono almeno 60 telecamere brandeggianti ad alta definizione.

Infine non convincono questi ripetuti attacchi ad un paese islamico dove vengono uccisi musulmani, nonostante proprio l’ambiguità di comportamento turco abbia permesso allo stato islamico fino ad ora di sopravvivere.  

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sergio Giangregorio

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali. Perfezionato presso L’Università degli Studi Roma 3 in “ Modelli Speculativi e ricerche educative nell’interazione multimediale di primo e secondo livello“ Docente universitario a contratto in materie investigative con specifico expertise sulla sicurezza in aree urbane, sulle tecniche di intelligence e di peacekeeping. Esperto di comunicazione in situazioni estreme.

Giornalista investigativo ed analista di intelligence , come Ghost writer ha elaborato numerosi studi strategici coprendo tutti i teatri di guerra dai balcani , al vicino oriente seguendo i conflitti in Afganistan, Iraq e nel nord-Africa.

Presidente del Centro Europeo Orientamento e Studi – Ente morale di diritto privato per la difesa dei diritti civili.

Direttore Responsabile del magazine online Convincere.

Website: www.sergiogiangregorio.it
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