Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Continuando a navigare su questo sito, cliccando sui link al suo interno o semplicemente scrollando la pagina verso il basso, accetti il servizio e gli stessi cookie.

TRIAGE duepuntozero

Switch to desktop

24-07-2015

L’ITALIA ENTRA NEL VORTICE DEI RAPIMENTI IN LIBIA

Rate this item
(15 votes)

Tutti sapevano da tempo (Autorità ed addetti ai lavori) che gli impianti petroliferi italiani in Libia erano obiettivi sensibili, soprattutto perché totalmente scoperti da ogni forma di sicurezza sia passiva che attiva.

Un impianto di cui volutamente non diffondiamo le indicazioni di localizzazione insiste senza recinsioni, addirittura, sulla rotabile principale utilizzata comunemente per circolare.

In questi mesi di totale disgregazione dello stato libico, l’Eni e le ditte appaltatrici hanno pensato di affidare la sicurezza degli impianti alle bande libiche, senza tener conto che le stesse non sono federate, neppure a Tripoli, ma agiscono in una continua geometria variabile, con la conseguenza di avere, nel giro di poche ore, alleati e nemici diversi e viceversa.

Per la soluzione del caso i Ministri degli Esteri e dell’Interno italiani dichiarano che ogni ipotesi è aperta e questo è logico solo nel senso che i nostri connazionali sono stati venduti dai libici presenti nell’impianto e poi catturati da una banda probabilmente berbera non orientata alla politica ma agli affari.

Dall’area del rapimento i banditi libici si sono diretti in alcune località desertiche a ridosso del confine tunisino.

La mancanza di rivendicazioni di ogni tipo orienta l’analisi verso una possibile cessione dei sequestrati al altre bande capaci di monetizzare immediatamente il sequestro.

L’intervento utile per la liberazione deve essere rapido e mirato ad una trattativa concreta che diventi immediatamente conveniente per i rapitori.

Ogni giorno perso complica la situazione.

 

Il sequestro di stranieri è un business, l’intelligence dovrà operare in questo senso.

 

© Riproduzione Riservata

Sergio Giangregorio

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali. Perfezionato presso L’Università degli Studi Roma 3 in “ Modelli Speculativi e ricerche educative nell’interazione multimediale di primo e secondo livello“ Docente universitario a contratto in materie investigative con specifico expertise sulla sicurezza in aree urbane, sulle tecniche di intelligence e di peacekeeping. Esperto di comunicazione in situazioni estreme.

Giornalista investigativo ed analista di intelligence , come Ghost writer ha elaborato numerosi studi strategici coprendo tutti i teatri di guerra dai balcani , al vicino oriente seguendo i conflitti in Afganistan, Iraq e nel nord-Africa.

Presidente del Centro Europeo Orientamento e Studi – Ente morale di diritto privato per la difesa dei diritti civili.

Direttore Responsabile del magazine online Convincere.

Website: www.sergiogiangregorio.it
FaLang translation system by Faboba

Copyright CEOS 2012 - 2015. All rights reserved.

Top Desktop version