Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Continuando a navigare su questo sito, cliccando sui link al suo interno o semplicemente scrollando la pagina verso il basso, accetti il servizio e gli stessi cookie.

TRIAGE duepuntozero

Switch to desktop

14-11-2013

WEST BANK-RUPT

Rate this item
(5 votes)

L’economia di Gaza sta crollando, contemporaneamente alla demolizione da parte dell’Egitto dei tunnel di contrabbando lungo il confine di sabbia che separa le due aree, alle demolizioni dei tunnel si aggiunge la fuga degli investitori e donatori che scappano da una zona di conflitto. L’economia palestinese potrebbe ridursi notevolmente quest’anno dopo una crescita media annua di circa il 9% durante il quadriennio 2008-2011.

Qualsiasi ipotesi di sviluppo dell’economia palestinese che prescinda da una eventuale revoca delle restrizioni imposte da Israele è fuori luogo così si è espresso il ministro palestinese per gli affari economici Jawad Naji ed ha aggiunto la “ Comunità internazionale deve intervenire su Israele al fine di permetterci di accedere alle nostre risorse naturali”. Israele dal canto suo teme che una eventuale recessione economica potrebbe provocare nuove violenze in Cisgiordania palestinesi impoveriti potrebbero scatenare rivolte contro l’occupazione. L’economia in Cisgiordania si è ridotta per la prima volta in un decennio nella prima metà del 2013, secondo un rapporto di questo mese della banca mondiale, che indica come causa principale i cordoli di contenimento israeliani che impediscono ai palestinesi l’accesso alle risorse naturali.

Le restrizioni di Israele influenzano gran parte della vita economica palestinese. Israele controlla ogni punto di accesso, sorvegliando tutte le importazioni ed esportazioni, creando inoltre ostacoli burocratici che soffocano e uccidono l’imprenditorialità. Gli israeliani impongono limiti severi anche all’approviggionamento idrico con ripercussioni sia in campo agricolo che industriale. Israele inoltre non ha permesso ai palestinesi l’accesso alla tecnologia mobile 3G lamentando preoccupazioni di sicurezza rendendo molte applicazioni smartphone in gran parte inutilizzabili.

Il rallentamento è evidente anche nella “benestante” Ramallah capitale amministrativa dell’Autorità Palestinese. Tutto è cominciato questa estate quando i militari egiziani hanno deposto il loro presidente, amico del gruppo di Hamas che gestisce la fascia costiera, ed hanno poi cominciato a demolire il 90% dei tunnel da cui il governo di Gaza ricava il 40-70% delle sue entrate. Con Israele che controlla il 60% del territorio della Cisgiordania, compresa la terra più fertile, l’Autorità Palestinese filo occidentale è cresciuta grazie agli aiuti stranieri, ma oggi i donatori si rifiutano di sovvenzionare ulteriormente l’economia palestinese se non vedono “un orizzonte politico” che possa dare fine al conflitto che ad oggi appare senza fine.

© Riproduzione Riservata

Mario Neri

Laureato in giurisprudenza ed in scienze giuridiche. Master di II livello in scienze criminologiche.

Esperto di diritto internazionale e di programmi relativi al mantenimento della pace nelle aree di crisi.

Ufficiale in congedo dell’Esercito “ Folgore “. Analista nelle politiche di intelligence.

FaLang translation system by Faboba

Copyright CEOS 2012 - 2015. All rights reserved.

Top Desktop version