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09-06-2016

Turchia: Yildirim nuovo Primo Ministro

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Yildirim Yildirim

Sul fronte interno si registra un significativo cambio di passo dal punto di vista politico, il ministro dei trasporti Binali Yildirim è stato nominato Primo Ministro turco dall'AKP, il partito di governo. Yildirim succede a Ahmet Davutoglu e rappresenta un elemento di stabilità per l'esecutivo di Ankara, si tratta infatti di un esponente molto vicino alle posizioni politiche del presidente Erdogan. La nomina di Yildirim rafforzerà quindi la posizione di Erdogan, minacciata dalle continue tensioni con il Primo Ministro uscente Davutoglu. Molto probabilmente si assisterà ad un riavvicinamento tra la leadership dell'AKP e il presidente, offrendo un'immagine di unità e sintonia tra le due entità. 

La scelta di Yildirim, fedelissimo di Erdogan, è frutto sia della volontà della presidenza che della larga maggioranza dei membri dell'AKP, requisito ritenuto indiscutibile dal partito per la nomina di un nuovo primo ministro; la nomina di Yildirim inoltre contribuirà a togliere voce agli esponenti del partito più critici alla linea politica promossa da Erdogan. Yildirim, come già anticipato da lui stesso, si impegnerà nel breve termine per introdurre un sistema presidenziale tramite la modifica della costituzione turca, che sarà presentata al parlamento entro metà luglio. Sul fronte estero pesano le tensioni con l'UE, specialmente circa la questione dei migranti. Bruxelles chiede ad Ankara di rivedere le leggi che riguardano il reato di terrorismo come condizione per ottenere l'esenzione del regime dei visti nell'area Shengen per i cittadini turchi, ipotesi rifiutata categoricamente da Erdogan. Ankara però minaccia Bruxelles di non impedire più il passaggio in Europa di oltre 3 milioni di migranti, attualmente in Turchia; questa mossa di fatto potrebbe costringere i paesi europei a cedere su alcune tematiche. Il flusso commerciale tra la Turchia e l'UE ammonta a circa 140 miliardi di euro, in più oltre il 65% degli in-vestimenti in Turchia provengono da paesi europei: questi dati suggeriscono che Ankara non interromperà il processo di adesione all'UE, nonostante continue fasi di stallo e momenti di forte tensione con Bruxelles. Il premier Yildirim si è detto convinto a incrementare il numero dei paesi alleati e di ricostruire proficue relazioni diplomatiche, tuttavia la linea portata avanti da Erdogan lascia presupporre che la Turchia non giungerà a distensioni significative in politica estera nel breve termine; il caso più evidente è quello dei rapporti con Mosca, i due paesi stentano infatti a ristabilire relazioni costruttive. 

Dal punto di vista della sicurezza interna e regionale la Turchia mantiene una posizione di rilievo. Nei primi giorni di giungo il governo ha annunciato il termine delle operazioni antiterrorismo nei confronti dei combattenti del PKK nelle città di Nusaybin, nella provincia di Mardin, e nella provincia di Sirnak. Le attività di re-pressione hanno portato alla morte di circa 1000 combattenti curdi da metà marzo, le tensioni tra governo e PKK erano aumentate notevolmente nel luglio 2015, con la fine del cessate il fuoco tra le parti. Ankara è estremamente preoccupata dal sostegno offerto dalle forze USA ai combattenti delle Unità di Mobilitazione Popolare Curde (YPG) che operano in Siria, impegnate a prendere il controllo della città di Manbij e dell'intero territorio compreso fino al confine con la Turchia; Ankara teme poi la creazione di una regione autonoma curda che attraversa Siria, Turchia, Iraq e Iran, in grado di rilanciare la posizione del PKK. 

Non cessano poi gli attentati nelle principali città turche. Da luglio 2015 sono oltre 200 le vittime di attacchi terroristici in territorio turco, compreso l'ultimo avvenuto il 7 giungo contro un bus della polizia, target preferito dagli attentatori negli ultimi mesi. Il governo punta il dito contro il PKK, trovando così il pretesto per insistere nelle operazioni di repressione nel sud-est del Paese.

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Claudio D'Angelo

Laureato con lode in Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza presso l’Università degli Studi di Perugia.
Laureando in Ricerca Sociale per la Sicurezza Interna ed Esterna (Safety and Security Manager).
Analista di intelligence perfezionato nell'analisi del rischio, nell'individuazione delle possibili minacce terroristiche e nella vulnerabilità dei siti industriali, delle infrastrutture critiche e degli obiettivi strategici.
Esperto nella gestione degli scenari di emergenza e nella tutela e la messa in sicurezza di personale operante in aree di crisi, con specifico expertise dell’area mediorientale.
Redattore per il magazine – online Convincere, svolge ricerche nel campo della diffusione dei movimenti Jihadisti in Medio Oriente e Africa, nell’applicazione della teoria dei sistemi complessi alla società e della Network Analysis nel processo di analisi d’intelligence.

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